Amiata e dintorni PDF Stampa E-mail

MONTE AMIATA

ll Monte Amiata, massiccio della Toscana, mostra il suo profilo dolce ma austero anche a grande distanza. Nelle giornate serene lo si scorge dalle colline del Chianti, dalla Maremma e da chi viaggia nel mar Tirreno, dai monti laziali, dalle acque tranquille del laghi Trasimeno e Bolsena. Un profilo netto, forte, che emerge, alla stregua di una ciclopica cattedrale, dalla vasta superficie delle dolci colline toscane.

Immerso e inserito nella Toscana classica, con l'Umbria e la Tuscia laziale a due passi, l'Amiata è rimasto per millenni un territorio con proprie autonome prerogative geologiche, storiche e paesaggistiche. Le rigogliose faggete, le rocce dalle forme inconsuete, le ricche e fresche sorgenti, le miniere e una stentata agricoltura montana hanno dato a chi vive sulle pendici della montagna la coscienza di un'orgogliosa diversità.

I cicli della storia e dell'arte hanno lambito e variamente interessato nei secoli, l'Amiata. Ma nè gli Etruschi, nè i Romani, nè i Longobardi nè gli imperatori d'occidente, nè le storiche Repubbliche di Siena e di Firenze, nè la vivace modernità della vicina Grosseto, sono mai riusciti ad alterare lo spirito, il carattere, la magia della montagna amiatina, che ha reso simbiotico il rapporto tra natura, paesaggio ed opera dell'uomo.

Nei secoli, l'Amiata ha conosciuto e forgiato un'economia a misura d'uomo e di natura, utilizzando le risorse presenti in varia misura, dai pascoli delle colline e delle valli ai doni della grande foresta montana e ai prodotti di un prezioso artigianato locale, in un percorso di grande respiro sociale, artistico e ambientale. E' lo stesso itinerario che proponiamo in queste pagine, senza tralasciare la comodità rappresentata (per il turista di oggi) dal territorio dell'Amiata, assai vicino e baricentrico rispetto ai grandi centri storico-artistici e paesistici della Toscana e dell'Umbria.

ABBADIA SAN SALVATORE

Monastero di Abbadia San Salvatore

Abbadia San Salvatore Altitudine mt. 829. Abitanti 6832. Dista da Siena 67, km da Grosseto 79 km., dal casello di Chiusi dell'A1 48 km.. Alberghi, ristoranti ed altre strutture ricettive (in particolare impianti sportivi e culturali) di buona qualità.

Centro di soggiorno estivo e invernale, il più importante e meglio attrezzato del territorio del monte Amiata. Dell'Abbazia di S. Salvatore, che per un millennio circa ebbe ad irradiare il suo potere in tutta la zona amiatina orientale, restano la chiesa e la cripta.

Dalla storia e dalla leggenda si apprende che questo monastero, prima benedettino poi cistercense, nacque intorno al 750 per volere del re longobardo Rachis, che lo destinò inizialmente al controllo della via Francigena, che correva lungo la vallata immediatamente sottostante. Successivamente il potere temporale di questa abbazia, pur scontrandosi assai spesso con gli Aldobrandeschi, i potenti nobili i cui territori comprendevano tutto il versante occidentale dell'Amiata, trova grandi riscontri nella storia della Toscana e nei rapporti fra Papato e Imperatori. In tale contesto storico ambientale, registra un notevole interesse anche il borgo medioevale, che si conserva quasi intatto con anguste strade pittoresche.

Nei dintorni di Abbadia la cappella dell'Ermeta, cicondata da una fitta boscaglia. Non lontana dall'abitato urbano, la vecchia area della miniera, una delle più produttive di cinabro, a testimoniare un'attività economica ormai non più attuale, tanto da essere divenuta oggetto di un intervento di riqualificazione urbana con insediamenti artigianali e con un interessante Museo minerario, aperto nel gennaio del 2001, ricavato nella palazzina della Torre dell'Orologio.

La miniera di Abbadia, la cui storia è oggi tema di questo museo minerario, è passata nell'arco di circa un secolo dalla fase pionieristica della ricerca alle fasi di grande utilizzo produttivo (anni '30-40), fino a quella del progressivo ridimensionamento, dovuto all'abbandono del mercurio nei vari usi industriali in cui tale metallo era impiegato. Chiusa completamente la miniera di Abbadia circa venti anni fa, e con essa anche gli altri giacimenti dell'Amiata, rimane oggi la testimonianza di una esposizione museale, che ripropone in termini chiari ed organici la storia, la geologia, gli aspetti tecnici e sociali di un'epoca che ha lasciato il segno nella gente abbadenga.

PIANCASTAGNAIO

Rocca di Piancastagnaio

Piancastagnaio Abitanti 4196. Dista da Grosseto 77 km., da Siena 59 km, da Roma 175 km., dal casello Chianciano-Chiusi dell'A1 Km. 52, da Orvieto Km. 77. Alberghi, ristoranti ed altre strutture ricettive (in particolare impianti sportivi), organizzazione turistica, impianti civili di buona qualità.

Collocata su un pianoro con ricca vegetazione di felci e castagni, Piancastagnaio presenta un aspetto caratterizzato da un pregevolissimo Castello Aldobrandesco, teatro di episodi storici legati non solo agli Aldobrandeschi ma anche alla famiglia Orsini, signori di Pitigliano nel tardo medioevo.

Il castello è oggi adibito a museo e ad altre iniziative culturali, e registra un sistema di restauri che ne hanno valorizzato l'imponenza storica e architettonica. Da segnalare le poderose mura medioevali, che completavano le difese naturali dell'antico abitato, a testimonianza di una storia tormentata di quella comunità, interessata e vessata dalle mire espansionistiche sia delle famiglie Aldobrandeschi e Orsini, sia dell'Abbazia di S.Salvatore.

In questo contesto va ricordato un edificio secentesco, il palazzo Bourbon del Monte, residenza di altri feudatari del luogo nel seicento e nel settecento, fino all'avvento del Granducato di Toscana. Ridente e piacevolissima la parte nuova del paese, le cui costruzioni si sono collocate nel pianoro originale, che ha dato il nome al paese, lasciando tuttavia grandi spazi verdi, occupati da castagni secolari e da due suggestivi santuari, la chiesa della Madonna di S.Pietro e quella di San Bartolomeo, nel cui interno è rinvenibile un affresco di scuola senese del trecento.

Nell'attuale, Piancastagnaio ha centrali elettriche alimentate dall'utilizzo delle emissioni di vapore, interessante risorsa proveniente da giacimenti geotermici di chiara origine vulcanica, che è presente anche in altre zone della montagna amiatina (Santa Fiora e Arcidosso).

SANTA FIORA

Peschiera di Santa Fiora

Santa Fiora Altitudine mt. 687. Abitanti 2767. Dista da Grosseto 61 km., da Siena 73 km. dal casello di Chianciano-Chiusi dell'A1 66 km.. Alberghi, ristoranti ed altre strutture ricettive di buona qualità.

Sede della Contea degli Aldobrandeschi fin dal X secolo, Santa Fiora merita un particolare cenno per le tradizioni popolari e per i caratteri ambientali che tuttora conserva, oltre al fatto di costituire un luogo di ameno soggiorno e riposo nel territorio dell'Amiata.

Le sorgenti del fiume Fiora alimentavano, prima che fossero destinate ad una rete di acquedotti diretta a tutta la Toscana del Sud, una peschiera inserita in un parco alberato altamente suggestivo, che completava il vasto giardino padronale degli Sforza-Cesarini, signori di Santa Fiora all'indomani della caduta degli Aldobrandeschi.

Oggi la cosiddetta Peschiera è tuttora esistente ed è utilizzata, oltre che per l'allevamento di trote e di carpe, anche come itinerario turistico.Di grande interesse il centro storico di Santa Fiora, che presenta al suo apice una piazza ove si affaccia il palazzo Municipale, oltre a ciò che resta delle fortificazioni medioevali, piazza che è da considerarsi il salotto buono dell'intero territorio amiatino.

Di recente è stato allestito un museo delle miniere, che pur non risultando esteso e documentato come quello di Abbadia, segna una signifificativa evocazione dell'epoca mineraria vissuta intensamente nel territorio di Santa Fiora e Castellazzara (miniere di mercurio del Siele e del Morone).

Dalla piazza, percorrendo la via Carolina, si giunge alla Chiesa della Pieve (delle Sante Flora e Lucilla, patrone del paese), ove si trova l' opera d'arte, forse la più rilevante dell'intero territorio amiatino. Si tratta della collezione delle pregevoli ceramiche di Andrea della Robbia (1435-1525), autentiche gemme dell'arte toscana, sia per per esecuzione tecnica, di cui è prova luminosa la perfetta conservazione nei secoli, che per sensibilità artistica. Fra esse segnaliamo la Madonna della Cintola, il Battesimo e l'Ultima Cena, oltre ad un trittico con l'Incoronazione al centro e i santi Francesco e Girolamo nei riquadri laterali.Ancora da segnalare è una pregevole stagione musicale, che si ripete ad alti livelli nelle ultime tre-quattro estati, e che ha consentito la rappresentazione di manifestazioni musicali sinfoniche, jazz e musica etnica, con un rilevante interesse di pubblico. Emissioni di vapore per la produzione di energia geotermica nella frazione di Bagnore.

FESTA D'AUTUNNO

La Festa d'Autunno si svolge il secondo e il terzo fine settimana di Ottobre nel borgo medievale di Abbadia San Salvatore. In questa occasione le vie del centro storico assumono un fascino particolare, con i profumi della vinaccia fresca, delle caldarroste che si cuociono nei bracieri e dei funghi che vengono cucinati negli stands gastronomici della Festa insieme ad altri prelibatissimi piatti tipici autunnali.

I giochi popolari organizzati nelle piazze e gli spettacoli teatrali itineranti contribuiscono a rallegrare la festa. Lungo le vie numerose mostre fotografiche, itinerari pittorici, esposizioni di artigianato, hobbies, collezionismo, piccolo antiquariato. Per gli amanti della natura verranno organizzate delle escursioni guidate nei boschi alla ricerca di funghi e castagne.

FIACCOLE DEL 24 DICEMBRE

Il 24 dicembre si accendono le fiaccole di Abbadia San Salvatore. Circa 40 cataste di legna che si innalzano nel centro del comune amiatino, un evento che fa rivivere il tempo in cui i viandanti provenienti dai paesi limitrofi diretti all’abbazia di San Salvatore, nella notte della vigilia di Natale, sostavano nel paese di Abbadia.

IL PALIO DI PIANCASTAGNAIO

Lo storico senese Giovanni Antonio Pecci, nel 1700 racconta: 'Negli anni 1646 vi erano nel Borgo fuochi 1411 anime 571; nello Stretto fuochi 40 anime e 173 anime; in Voltaia fuochi 116 e anime 470; nel castello fuochi 93 e anime 229; e cos' in tutto fiochi 390 e anime 1443'. Sono ancora oggi queste quattro contrade, con l'unica eccezione dello 'Stretto' oggi chiamato Coro, che danno vita, il 18 agosto, alla corsa del Palio.

Le contrade si contendono il 'cencio', come viene chiamato il drappo dipinto che viene dato in premio alla vincente. Borgo (colori giallo-azzurro, stemma il Cavallo), Castello (colori rosso-verde, stemma Castello), Coro (colori rosso-nero, stemma Aquila) e Voltaia (colori bianco-nero, stemma Quercia). Il palio viene assegnato la sera del 18 agosto, ma fin dal 14 viene esposto nella sala consiliare del Comune. I rappresentanti sfilano per le vie del paese due volte e precisamente: il 17 sera per la processione, ed il 18 pomeriggio.

La corsa si svolge allo stadio comunale ed i fantini corrono sui cavalli senza sella, o come si dice in gergo 'a pelo'. I festeggiamenti sono tenuti in onore della Madonna di San Pietro. Fu infatti nel 1948 che un frate carmelitano, P. carlo Frattini, avanzò la proposta di istituire la festa della Madonna di San Pietroil 18 agosto, giorno anniversario della consacrazione della chiesa.

A partire dal 1954 ebbe inizio l'attuale palio pianese per interrompersi nel 1962. Poi dal 1979 ha ripreso forza la festa, sono stati ridefiniti i confini territoriali e varato un regolamento al quale tutte le contrade si devono attenere.

IL CRASTATONE

Dal 1967 ogni anno nella settimana della Festa dei Santi (1 novembre) a Piancastagnaio, all'interno del centro storico, si svolge il 'Crastatone', la sagra della crastata (caldarrosta). Il primo Crastatone fu fatto in Piazza Belvedere su iniziativa di un gruppo di amici paesani per festeggiare la castagna, che nei tempi addietro aveva rappresentato l'unica fonte di sostentamento per gli abitanti dell' Amiata. Successivamente la sagra è stata spostata in altri luoghi caratteristici del paese, La Liccia, Piazza Castello, Campo di Fiera (parco con castagni secolari).

Dal 1983 l'organizzazione della sagra è stata affidata alle contrade. Per l'edizione dell'83 fu scelta di nuovo Piazza Belvedere mentre negli anni successivi, fino ai nostri giorni, ogni contrada ha organizzato la festa nel proprio rione. Durante la festa si possono degustare piatti tipici, molti a base di castagne e vengono aperte le cantine, stand, e banchetti lungo tutte le vie del paese, dove l'atmosfera è carica di odori e allegria.

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